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Pordenone, 28 aprile 2010

Ieri ho letto volentieri l'e-mail che Ciccio Di Bernarbo Amato ha inviato a Tatà. E' inutile dire che ho ritrovato un amico della giovinezza, mia e di mio fratello in particolare, che ricorda l'affetto e la semplicità discreta di mia madre nell'accogliere amici e partenti a casa sua. E poi la figura di mio padre come me la rivedo ogni volta che passo da quella bottega di Via Monte. Pennellate sapienti come quelle di un abile pittore impressionista, che mi hanno commossa fino alle lacrime. Grazie Ciccio.

Eccone qualche stralcio: "... Circa la materia trattata in fatto di eventi straordinari, mi è piaciuto quanto scrive la professoressa Nina Valenti nella bella postfazione (al libro di Tatà <Isabella e Liboria> n.d.r.): "Il metodo scientifico della comparazine delle fonti e dei documenti non tradisce mai la sua natura pragmatica, nemmeno davanti a fatti o episodi misteriosi e apparentemente irrazionali. Si afferma e si nega allo stesso tempo, anche quando la ragione sembra lasciare spazio a quello che la fede (o "adozione del metodo dlla fede") tenta di rendere razionale". Non si potrebbe dire di meglio.

...Un altro concetto, ancora molto dibattuto, cui Nina Valenti accenna, è quello del tutto ciò che è rale è razionale, e viceversa; ma non tutto ciò può essere ricondotto alla "povera" ragione, intesa come mezzo esclusivo per la spiegazione dei fenomeni.

...Così, grazie a te, ho ritrovato anche Nina Valenti, la sorella di Dino, mio grande impareggiabile amico. Per un periodo della mia fanciullezza tutta la famiglia di Dino è stata per me una seconda casa, dove nelle calde mattine d'estate, nella cucina a piano terra, illuminata dalla luce gentile della loro Mamma, mi dissetavo ad un boccale limpidissimo, ricopero dal linteo ricamato. Non avrei mai più bevuto acqua così buona. La sera passavamo in centro a trovare Papà alla bottega delle selle e dei canapi appesi o appoggiati in un Luogo a tutte lre ore consacrato al lavoro...L'ultima volta che sono andato a trovarlo io ero armai un adulto e lui un molto anziano signore con le sopracciglia bianche; ci siamo ritrovati in un abbraccio stretto e abbiamo pianto a lungo..."

 

Dal Professore Giuseppe Terregino ho ricevuto questa e-mail che è stata in prima pagina per qualche tempo:

Cara Signora Nina, non riesco a capire se sentirmi lusingato o imbarazzato per il posto d'onore dato ai miei versi sul Cielo di Mistretta nel suo certamente pregevole blog. Imbarazzato, certamente. Perché la mia breve composizione non può assolutamente reggere il paragone con alcuna di quelle, veramente poetiche, che sono presenti nella nutrita antologia di poesie che rappresenta indubbiamente uno dei maggiori pregi del sito. Ma se la sua cortesia ha voluto, tuttavia, gratificarmi di tanto onore, la ringrazio, pregandola però di togliere il "prof." dinanzi alla firma, perché non mi piace espormi con tale titolo costì, stante il mio dichiarato intento - quando lasciai la cattedra del Liceo - di voler permanere nella città di Mistretta "in stretto rapporto di colleganza con l'umile e pia gente che frequenta quotidianamente la celebrazione dell'Eucarestia, a cui mi sento legato per il segno di pace più volte scambiato con volto ilare e fraterna disponibilità d'animo". D'altra parte, a scrivere quei versi non è stato il cosiddetto "professore" Terregino, ma il "fanciullino" presente in lui, come in ogni persona, nel sentire intensamente "lo sgomento e la gioia / della presenza dell'Essere / sotto lo sguardo irresistibile / d'un cielo rapace". Come è, per l'appunto, il cielo di Mistretta quando vuole mostrarsi in tutta la sua bellezza. Parlando di me, credo di avere risposto implicitamente alla sua domanda di un giudizio sul sito. Ovviamente così come può una persona incompetente sul lato tecnico e meno raffinata ed elegante, sul lato estetico, di quanto non sia la veste grafica del sito medesimo. In cui la nota più saliente mi sembra quel tocco di femminilità che lo ingentilisce e lo rende attraente al massimo. La ringrazio per la sua cortese tempestività nel comunicarmi il ripristino del blog e la prego di gradire, per se stessa e tutti i suoi cari, un cordialissimo saluto da parte mia e di Pina. Giuseppe Terregino

 

Una mia e-mail per i visitatori del mio sito

da Padova,  dove mi trovo in occasione dell'ostensione del corpo di sant'Antonio

20 febbraio 2010

    Sentirsi figli prediletti di Qualcuno, vuol dire sentirsi amati in maniera unica e personale. Quando questo accade nell’intimo di ognuno e quando questo "ognuno" è l’infinitesima parte di una folla, di un’immensa schiera di gente in mezzo alla quale sarebbe logico sentirsi "nessuno", è infinitamente appagante.
Mentre pensi di essere una semplice goccia in un mare di persone, che insieme a te avanzano lentamente per godere di una brevissima visione, che materialmente non dura che qualche secondo, sei in realtà un figlio prescelto. Finalmente quella frazione di secondo arriva anche per te. Ed è quanto basta perché ti rimanga nel cuore, nella mente, nella pelle un’immagine che sempre porterai con te, dentro di te. E con Essa assapori una tale letizia, una tale leggerezza dell’anima che ti dà la netta percezione di incontrarti con uno stuolo di angeli che inneggiano a Dio e Lo lodano per le sue meraviglie! Questa è la sensazione, del resto indescrivibile per chi la prova, "lingua mortal non dice", ed incomprensibile per chi non l’ha mai provata, la sensazione che avverti con tutti i sensi fisici, e non, del tuo essere. La respiri nell’aria, la fermi nel tuo pensiero, la dilati dentro di te, l’assapori all’infinito, la cogli negli occhi di chi ti sta accanto e che, come te, per ore è stato sotto la pioggia battente con quel solo desiderio: poter vedere i resti mortali del Santo di Lisbona che di Padova ha fatto la Sua patria.

    In quell’attimo raggiungi lo stadio delle beatitudini, perché hai la prova di come Dio possa operare i Suoi miracoli che non devono essere necessariamente fuori dell’ordinario, ma, pur restando nella sferra dello spirito, ti riescono a colmare anche a livello fisico, dandoti quella gioia perfetta, ma nello stesso tempo imperfetta, perché è solo un assaggio infinitesimale di quella del Paradiso.

                                                                                                                                                                                                      Nina Valenti

 

-Una mia e-mail per il mio sito

Agrigento - Hotel Kaos -10/5/2009 - ore 5.45.

 Alba al Kaos                                                   

                                                     Alba al Kaos

 E' da più di 10 minuti che mi sono svegliata e, affacciata alla finestra dell'hotel, contemplo il cielo ancora blu della notte, schiarito dalla palla bianca della luna che promette una bella giornata. Le luci delle barche al largo, che pescano per i ristoranti di Agrigento, sono come dei puntini intermittenti in quest'orizzonte mattutino. Aspetto che l'alba tinga con le rosee dita questo cielo sereno che anche il nostro grande Luigi Pirandello ha contemplato dalla sua casa ubicata a pochi metri da qui, al Kaos, la sua anima. La sera di ieri con il suo tramonto iridato e quest'alba serena hanno regalato all'anima sensazioni di pace che tanto contrastano con l'appellativo del luogo, Kaos, disordine, confusione. Il kaos che Pirandello trovava simile al suo sentire, alla sua indole in continuo conflitto con se stessa e con gli altri, in perpetua lotta tra l'essere ed il sembrare, tra l'energia vitale e la materia, la "trappola" che costringe a cristallizzare quella forza che è in perenne divenire. Qui la natura dimostra i suoi aspetti più stridenti: la serenità apparente del luogo non riesce fino in fondo ad appagare l'ansia dell'anima che vuole andare oltre la semplice forma esteriore delle cose, che molto spesso può essere una trappola da cui è impossibile uscire se non si ha una profonda fede nel trascendente.

Nina Valenti

                                                                                    

-Una mia e-mail per Mistretta News.

Hotel Duo - Praga, 1 maggio 2009 - Ore: 5:35
 Sotto un cielo plumbeo stamani Praga si sveglia con me. Mi affaccio dalla finestra dell'hotel e tra le svettanti costruzioni si fa spazio la modernissima struttura del metrò con accanto la farmacia dalle verdi insegne che ancora sonnecchia. I colori forti e sgargianti del "Duo" contrastano con il grigio del cielo, segnato da due scie bianche di aerei in volo che riportano ai loro paesi i turisti che, come me, hanno scelto di passare in questa città qualche giorno della loro esistenza. Ci torneranno magari nel tempo per rivivere quelle sensazioni sfuggenti, risentire gli odori particolari che solo a  Praga ti riempiono il naso e la mente e ti catapultano in tempi remoti dove immagini che siano vissuti personaggi così misteriosi che calamitano la tua fantasia proiettandola nel loro mondo fatto di alchimie e sortilegi, dove tutto è possibile e nello stesso tempo irreale. Tutto ciò somiglia molto a quella realtà virtuale che oggi cerchi e puoi vivere nel mondo multimediale, dove il reale si perde per diventare pura fantasia, dove cogli l'impossibile e l'eterno  immutabile e con essi il fluire del tutto e del niente, quel niente che ti ritrovi tra le tue mani, ma con la mente e con l'anima riesci a cogliere la trascendente visione del tutto. Tutto questo per me è Praga, il suo ponte, dalle statue annerite dal tempo, il suo castello dalle grigie guglie che hanno il sapore di un tempo lontano, la gotica Cattedrale di San Vito, il vicolo d'oro... La sera poi le acque della sua Moldava ti cullano silenziose e tranquille, mentre dal battello contempli i suoi palazzi illuminati da luci giallastre che si stagliano nel cielo notturno dove fa capolino uno spicchio di luna. E proprio in quest'atmosfera ti può capitare di perderti... e non solo nel senso metaforico del termine!

Nina ValentiPraga di notte

 

 

 

 

 

La risposta del direttore Tatà Lo Iacono

Ricevo stamani la tua ottima prosa da Praga. 10 e lode.
La città di Kafka è sempre una magia e stimola
fantasie letterarie molto fertili.
Pubblicherò il "pezzo", autentico elzeviro da viaggio,
che racconta il tuo Primo Maggio nella capitale ceca,
nel mio sito. 
A presto. Taty.

 

Le vostre e-mail

    Molte mie amiche mi hanno fatto pervenire giudizi e commenti, bontà loro, positivi e allettanti. Questo mi spinge ad andare avanti anche con il loro contributo. Maria Raimondo, una tra le mie amiche più sensibili, ha fatto pervenire alla mia casella ninavalenti@mistretta.eu una presentazione in power point, di cui cito subito l'autore, Francisco Candido Xavier, che ci accompagna con riflessioni profonde a guardare dentro di noi e a riflettere sul vero senso della vita che, se non è ricca di valori, non è degna di essere vissuta.  

Il sottofondo musicale è la canzone Imagine di John Lennon, che crea appunto un'atmosfera ideale per rivivere la nostra vita, i suoi momenti più intensi, sia piacevoli che tristi, le gioie e i dolori, ma tutti acquisteranno il loro giusto significato se saremo sorretti da una profonda fede in Dio.

Prima però di vedere le varie pagine è necessario che io spenda qualche parola sull'autore. Vi confesso che non lo avevo mai sentito nominare, ma nel proporre dei suoi pensieri ho ritenuto opportuno documentarmi. In internet, cosa che potete fare anche voi, ho trovato vari siti che lo presentano: è un medium brasiliano (1910-2002) cresciuto in una famiglia di 9 figli, perse la madre all'età di 5 anni. Da giovane lavorò come funzionario pubblico e scrisse circa 400 libri, alcuni dei quali psicografati (scritti cioè sotto dettatura di uno spirito) il cui ricavato l'autore devolveva in attività caritatevoli, quali mense e vestiario per i poveri. Non è mia intenzione entrare nel merito dello spiritismo o dell'occultismo, poiché ognuno è libero di crederci o meno, ho semplicemente voluto dar modo di riflettere chi leggerà queste pagine su dei valori che sono eterni ed universali.

Qualche consiglio tecnico:  la presentazione si apre automaticamente cliccando sul pulsante in basso e per continuare fate un clic su ogni diapositiva.

Buona visione! TRAMONTO

CHE IO NON PERDA